8 gennaio 2019

MASSONI ED EX, ALL'ATTACCO. CI SERVIVA ORA UN NUOVO PARTITO DI MASSONI PENTITI

Magaldi: povero Salvini, se ora ha paura dei referendum

08/1 •
Chi glielo spiega, a Matteo Salvini, che non porta fortuna mettersi contro i referendum? Quello di fine 2016 costò la vita, politicamente, a Matteo Renzi – che peraltro l’aveva proposto, tirandosi la zappa sui piedi. Stavolta a riparlarne è il Movimento 5 Stelle, sempre più nell’angolo a causa dell’iper-attivismo del leader della Lega. Attingendo al serbatoio dei loro tradizionali cavalli di battaglia (molti dei quali messi in soffitta: vaccini, euro, spese militari, sanzioni alla Russia), i 5 Stelle ora riesumano l’istituto referendario come strumento di democrazia diretta. L’idea è semplice: valorizzare il voto, abbassando il quorum necessario per rendere valida la consulazione. Tutto liscio? Nemmeno per idea: a mettersi di traverso è proprio Salvini, che – via Twitter – fa sapere di non fidarsi di un’espressione popolare troppo libera. Nel senso: se diventasse facilissimo indire referendum, le decisioni importanti potrebbero dipendere dall’iniziativa di pochissimi. Una posizione che Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, accoglie come sbalorditiva: ma come, proprio Salvini non si era appena proclamato paladino del nuovo sovranismo populista? Che succede, ora? Anche il capo della Lega avrebbe paura del popolo, come un Mario Monti qualsiasi?
La stagione della pazienza politica è finita, annuncia Magaldi in video-chat su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”: dopo la resa a Bruxelles, il governo gialloverde (e Salvini in particolare) sembra non riuscire più a farne una giusta. Premessa: a Salvini, dice Magaldi, va riconosciuto di esser riuscito a trasformare la Lega Nord regionalista in un partito serio, con un progetto nazionale, e per giunta con una traiettoria post-keynesiana. Lo stesso Salvini ha candidato e poi piazzato alla guida delle commissioni finanza di Camera e Senato due economisti come Claudio Borghi e Alberto Bagnai, contrarissimi al falso paradigma del rigore Ue. Ma perché poi scivolare su una materia delicata come il “decreto sicurezza”, e addirittura manifestare timore per l’apertura dei 5 Stelle verso referendum più popolari e facili da indire? «Noi del Movimento Roosevelt – chiarisce Magaldi – siamo favorevoli, da sempre, a referendum addirittura senza quorum. Qualcuno – aggiunge – dovrebbe spiegare a Salvini che anche i partiti come il suo dovrebbero esserlo: senza il vincolo del quorum, il risultato sarebbe valido in ogni caso. E questo, a maggior ragione, dovrebbe motivare i partiti, inclusa la Lega, a spronare i loro elettori a partecipare a un confronto autenticamente popolare e democratico».
«Andate al mare», raccomandò Craxi nel ‘91, sperando di far naufragare – per mancanza di quorum – il referendum promosso da Mario Segni per introdurre il sistema elettorale maggioritario, poi alla base della sciagurata Seconda Repubblica. Se c’è una cosa che da 25 anni ci è stata tolta, insiste Magaldi, è proprio la democrazia sostanziale. E il referendum è uno strumento fondamentale per riavvicinare i cittadini alla politica: un irrinunciabile esercizio di democrazia diretta, prezioso per migliorare la stessa democrazia rappresentativa. Possibile che non se ne renda conto, il sovranista Salvini? Forse, aggiunge Magaldi, in questi giorni è troppo occupato a difendersi dal coro di insulti piovutigli addosso da tanti sindaci e altrettanti zombie dell’ex-sinistra, che lo accusano di cannibalizzare i poveri migranti, discriminandoli con ferocia “fascista” e xenofoba. «In alcuni aspetti quel decreto non piace neanche a me, laddove limita la libertà di protesta», premette Magaldi, che però aggiunge: «Come mai gli accusatori di Salvini tacciono, di fronte al silenzio di Mattarella? Il capo dello Stato poteva benissimo non firmarlo, quel decreto, rinviandolo alle Camere e invitando il Parlamento a ridiscuterlo. Mattarella non l’ha fatto. Ma i tanti sindaci anti-Salvini si guardano bene dal rinfacciarglielo».
Un’osservazione, questa, che non sfiora nemmeno lontanamente i media mainstream: la cattiva informazione è ormai un’emergenza nazionale, secondo Magaldi, che annuncia «un 2019 di fuoco» grazie alle iniziative editoriali che il Movimento Roosevelt si prepara a mettere in campo. «Tra le altre cose, la nuova editrice che sta nascendo pubblicherà libri in più lingue: al mainstream sarà meno facile farli passare sotto silenzio, come è stato per il mio bestseller “Massoni”», uscito nel 2014 e letteralmente oscurato, senza cioè che nessun talksow si sia mai sognato di invitare l’autore. E a proposito: l’ostracismo continua. Su “Rolling Stone”, in un articolo sull’economista Antonio Maria Rinaldi, Steven Forti definisce Magaldi «lo scrittore complottista fissato con il pericolo massonico che cerca di farsi pubblicità con il vittimismo dicendo di essere censurato dai mass media». In due righe, un capolavoro comico: Magaldi è notoriamente ostile al complottismo, in più è orgogliosamente massone. Se Forti l’avesse letto, quel libro, avrebbe scoperto che il pericolo di cui parla, semmai, è rappresentato da una parte della massoneria internazionale. Quanto al vittimismo, Magaldi si mette a ridere: «Sono stato zitto per quattro anni, evitando di protestare. Tutti i potenti d’Italia l’hanno letto, il mio libro, e così pure i giornalisti, ma le televisioni non ne hanno parlato mai, neppure per sbaglio. Fate voi».
Chi glielo spiega, a Matteo Salvini, che non porta fortuna mettersi contro i referendum? Quello di fine 2016 costò la vita, politicamente, a Matteo Renzi – che peraltro l’aveva proposto, tirandosi la zappa sui piedi. Stavolta a riparlarne è il Movimento 5 Stelle, sempre più nell’angolo a causa dell’iper-attivismo del leader della Lega. Attingendo al serbatoio dei loro tradizionali cavalli di battaglia (molti dei quali messi in soffitta: vaccini, euro, spese militari, sanzioni alla Russia), i 5 Stelle ora riesumano l’istituto referendario come strumento di democrazia diretta. L’idea è semplice: valorizzare il voto, abbassando il quorum necessario per rendere valida la consultazione. Tutto liscio? Nemmeno per idea: a mettersi di traverso è proprio Salvini, che – via Twitter – fa sapere di non fidarsi di un’espressione popolare troppo libera. Nel senso: se diventasse facilissimo indire referendum, le decisioni importanti potrebbero

6 gennaio 2019


05 gen 2019- Non e' una notizia qualunque, i loro capi per la maggiore sono in carcere, ma la notizia che ci sia una terza formazione palestinese che non sia fascista come lo sono  Hamas e Abbas, ci fa sperare che loschi atti con vittime per percepire piu' denaro, siano immediatamente controllate dalla terza forza a maggioranza comunista! W la palestina libera insieme a FPLP

Georges Abdallah

AHMAD SA' ADAT--

Cinque partiti hanno annunciato la formazione a Gaza e in Cisgiordania dell’Unione democratica (Ud), un terzo polo alternativo ai due partiti maggiori, Fatah e il movimento islamico Hamas. Lotta all’occupazione israeliana, fine degli Accordi di Oslo e giustizia sociale sono le parole d’ordine

di Michele Giorgio   il Manifesto

Roma, 5 gennaio 2018, Nena News – E pur si muove! La celebre frase attribuita a Galileo commenta alla perfezione la scossa avvenuta nella sinistra palestinese che, come nel resto del mondo, non se la passa bene. Cinque partiti, alcuni con una radice marxista come il Fronte popolare (Fplp) e il Fronte democratico (Fdlp), altri riformisti come Iniziativa Nazionale del parlamentare e attivista Mustafa Barghouti, il Partito del popolo (Ppp, ex comunisti) e Feda (socialdemocratici), hanno annunciato due giorni fa la formazione a Gaza e in Cisgiordania dell’Unione democratica (Ud), una sorta di terzo polo alternativo ai due partiti maggiori, Fatah del presidente Abu Mazen e il movimento islamico Hamas. Un passo atteso da tempo che vuole ridare un punto di riferimento concreto, e un po’ di entusiasmo, ai tanti palestinesi che non condividono le posizioni dei laici di Fatah che controllano le città autonome in Cisgiordania e quelle degli islamisti al potere nella Striscia di Gaza.

«Fatah e Hamas non sono nostri nemici e con loro percorreremo sempre la via del dialogo, il nostro nemico è Israele che opprime il popolo palestinese e nega i suoi diritti. Allo stesso tempo Fatah e Hamas sono due organizzazioni di destra e portano avanti politiche che noi non condividiamo in gran parte dei casi» dice al manifesto Mariam Abu Daqqa, storica dirigente del Fronte popolare e una delle leader delle donne nella Striscia di Gaza. «Posizioni diverse dalle nostre e in conflitto tra di loro. – aggiunge Abu Daqqa – La voglia di potere (da parte di Hamas e Fatah) ha contribuito ad aggravare la condizione dei palestinesi e a fallire l’obiettivo principale: la liberazione dall’oppressione israeliana» aggiunge Abu Daqqa. L’Ud, prosegue la dirigente del Fplp, vuole rappresentare agli occhi della popolazione una alternativa progressista e democratica nella lotta di liberazione, così come in politica, economia e società. «E per realizzare questi obiettivi abbiamo bisogno di maggior progresso e della partecipazione delle donne», conclude Abu Daqqa.

Da alcuni giorni è al lavoro un comitato che racchiude i rappresentanti delle cinque formazioni, con l’incarico di definire le strategie per combattere quelle che l’Unione democratica ritiene le malattie che stanno uccidendo la causa palestinese. «A cominciare dagli Accordi di Oslo (con Israele 1993)» ci spiega Iyad Abu Rahme, ex portavoce del Fplp, «che si sono rivelati una trappola per il nostro popolo. La loro fine è essenziale per ridare slancio all’idea di un progetto politico di tutti i palestinesi e per mettere fine allo scontro tra Fatah e Hamas». Khaled al Khatib, del Feda, teorizza una «strategia per costruire la giustizia sociale e creare uno Stato palestinese indipendente con piena sovranità sui Territori palestinesi occupati da Israele». Strategia che, prevede al Khatib, deve realizzarsi «sotto l’egida dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), l’unico e legittimo rappresentante di tutti i palestinesi».

Se la fine, graduale, degli Accordi di Oslo e la rinascita dell’Olp rappresentano un principio condiviso, le cinque formazioni dell’Ud non si esprimono, o almeno non ancora, sul futuro dell’Autorità nazionale palestinese nata dalle intese del 1993 tra l’Olp e Israele. Così come non hanno ancora deciso una posizione comune su una soluzione a Due Stati (Israele e Palestina) o a Stato unico non sionista sull’intero territorio storico della Palestina, per ebrei e palestinesi insieme. Dall’Ud giungono voci di discussioni accese tra i rappresentanti del Fplp e del Fdlp, più orientati verso lo Stato unico, o almeno binazionale, e i partiti più moderati, Ppp e Feda, favorevoli ai Due Stati. Non meno importante sarà capire nelle prossime settimane con quali politiche ed iniziative pubbliche l’Unione democratica pensa di strappare a Fatah e soprattutto ad Hamas a Gaza il favore di milioni di palestinesi. Tenendo conto anche che l’unico dei cinque partiti della coalizione che gode di un consenso di un certo rilievo è il Fplp mentre le altre formazioni appaiono più marginali se non residuali all’interno della società e della politica palestinese. Nena News

PALESTINA. La scossa tanto attesa, riecco la sinistra palestinese.

2 gennaio 2019

LIBRE friends /Houellebecq: l’Europa non esiste, e la libertà sta finendo


L’Europa non esiste: è solo un incubo, dal quale ci sveglieremo. E La gamma di opinioni consentite, quelle cioè che le persone sono autorizzate a esprimere in pubblico, è in costante diminuzione. Lo afferma uno scrittore di culto come Michel Houellebecq, il cui recente bestseller “Sottomissione”, che mette in guardia la Francia da una “conquista islamica”, è stato pubblicato il giorno del massacro di Charlie Hebdo. Houellebecq è stato a sua volta preso di mira per avere sostenuto verità impopolari, ricorda Paul Joseph Watson su “InfoWars”, in una nota tradotta da “Voci dall’Estero”. Lo scrittore sarebbe tra le vittime di «una sorta di dittatura esercitata dal politicamente corretto». Secondo Houellebecq, inoltre, non esiste alcun popolo europeo che possa dare vita ad alcuno Stato democratico: in una parola, riassume “Voci dall’Estero”, l’idea di Europa unita è stata semplicemente «un’idea stupida», rivelatasi mostruosa come un brutto sogno e destinata a svanire. Lo stesso Watson avverte: Houllebecq «suona un campanello d’allarme per la libertà di parola». In un pezzo scritto per “Harper’s”, lo scrittore francese denuncia lo strangolamento della libertà di opinione. «Gli americani non sono più disposti a morire per la libertà di stampa», scrive. Ma scusate, «quale libertà di stampa?». E aggiunge: «Fin da quando avevo dodici anni ho visto la gamma di opinioni consentite sulla stampa restringersi costantemente».
Lo stesso Houellebecq denuncia una nuova «battuta di caccia», in Francia, contro lo scrittore conservatore Éric Zemmour, autore di “The French Suicide”, che sostiene che la società francese sia stata fortemente danneggiata dal neoliberismo, dall’Islam e dall’ossequio al “politicamente corretto”. Recentemente, ricorda Watson su “InfoWars”, proprio Zemmour «ha fronteggiato una marea di critiche per aver avvertito che in Francia era in corso una “colonizzazione al contrario”, dovuta ai decenni di immigrazione di massa, causata dal disprezzo di sé della nazione». Nel 2002, aggiunge Watson, lo scrittore era stato addirittura portato in giudizio per odio razziale – e in seguito assolto – per avere dichiarato in un’intervista che l’Islam è «la religione più stupida». Inoltre, a periodi alterni, ha dovuto ricorrere a una scorta armata «dopo avere ricevuto minacce contro la sua vita da parte di terroristi islamici». Una storia che ricorda le gravissime intimidazioni cui fu sottoposto a partire dal 1988 Salman Rushdie, autore indiano naturalizzato britannico, “colpevole” di aver scritto il romanzo “I versi satanici”, che gli attirò la “fatwa” dell’ayatollah Khomeini. Il traduttore in italiano dell’opera, Ettore Capriolo (non protetto da nessuna scorta), nel ‘91 fu pugnalato – in modo non mortale – nella sua abitazione milanese.
All’epoca però l’Europa era lontanissima da quella attuale: non si erano ancora visti gli effetti del crollo dell’Urss e mancava ancora un decennio all’11 Settembre e alle guerre che avrebbe innescato, attraverso cui l’Occidente avrebbe devastato i paesi islamici. Va da sé che il fenomeno migratorio verso il vecchio continente non fosse paragonabile, per dimensioni, all’attuale esodo. In un altro passo del suo articolo per “Harper’s”, sempre Houellebecq nota che l’Europa storicamente è sempre stata in lotta contro l’Islam, e che «quella lotta è semplicemente tornata in primo piano». L’autore francese, aggiunge Watson, «si aspetta anche che l’Unione Europea si dissolva e che la Francia diventi nuovamente un paese indipendente». Houellebecq è esplicito: «La mia convinzione – scrive – è che in Europa non abbiamo né una lingua comune, né valori comuni, né interessi comuni: in una parola, sono convinto che l’Europa non esiste, e che non costituirà mai un popolo né sosterrà una possibile democrazia (vedi l’etimologia del termine), semplicemente perché non vuole costituire un popolo». Letteralmente, chiosa Houellebecq, «l’Europa è solo un’idea stupida che si è gradualmente trasformata in un brutto sogno, dal quale alla fine ci sveglieremo».
La provocazione di Houellebecq va inquadrata nella polemica montante contro il “regime mainstream” del politically correct, rispetto al quale si moltiplicano segnali di insofferenza come quelli espressi dai movimenti politici classificati come populisti e neo-sovranisti, irritati dal modello post-democratico dell’Ue che sta producendo l’attuale Disunione Europea. Quanto alla polemica con l’Islam, in cui riecheggia lo “scontro di civiltà” evocato da Oriana Fallaci, non si precisa quello che la storia dimostra: e cioè che è stata l’Europa cristiana, con le Crociate, a muovere guerra al mondo musulmano (che all’epoca dava protezione anche agli ebrei, ferocemente perseguitati dai cattolici). Se la rabbia anti-occidentale (palpabile in molti paesi arabi) è dovuta allo spietato colonialismo anglo-francese, è noto che deriva estremistica dell’Islam (fino al terrorismo, Al-Qaeda e Isis) fu deliberatamente progettata dall’intelligence Usa. Quanto alla Francia che secondo Houellebecq dovrebbe giustamente tornare sovrana, sarebbe ora che rendesse sovrane anche 14 sue ex colonie africane, che mantiene sottomesse e a cui spilla ogni anno, scandalosamente, 500 miliardi di euro.
Michel Houellebecq
L’Europa non esiste: è solo un incubo, dal quale ci sveglieremo. E La gamma di opinioni consentite, quelle cioè che le persone sono autorizzate a esprimere in pubblico, è in costante diminuzione. Lo afferma uno scrittore di culto come Michel Houellebecq, il cui recente bestseller “Sottomissione”, che mette in guardia la Francia da una “conquista islamica”, è stato pubblicato il giorno del massacro di Charlie Hebdo. Houellebecq è stato a sua volta preso di mira per avere sostenuto verità impopolari, ricorda Paul Joseph Watson su “InfoWars”, in una nota tradotta da “Voci dall’Estero”. Lo scrittore sarebbe tra le vittime di «una sorta di dittatura esercitata dal politicamente corretto». Secondo Houellebecq, inoltre, non esiste alcun popolo europeo che possa dare vita ad alcuno Stato democratico: in una parola, riassume “Voci dall’Estero”, l’idea di Europa unita è stata semplicemente «un’idea stupida», rivelatasi mostruosa come un brutto sogno e destinata a svanire. Lo stesso Watson avverte: Houllebecq «suona un campanello d’allarme per la libertà di parola». In un pezzo scritto per “Harper’s”, lo scrittore francese denuncia lo strangolamento della libertà di opinione. «Gli americani non sono più disposti a morire per la libertà di stampa», scrive. Ma scusate, «quale libertà di stampa?». E aggiunge: «Fin da quando avevo dodici anni ho visto la gamma di opinioni consentite sulla stampa restringersi costantemente».
Lo stesso Houellebecq denuncia una nuova «battuta di caccia», in Francia, contro lo scrittore conservatore Éric Zemmour, autore di “The French Suicide”, che sostiene che la società francese sia stata fortemente danneggiata dal neoliberismo, dall’Islam e dall’ossequio al “politicamente corretto”. Recentemente, ricorda Watson su “InfoWars”, proprio Zemmour «ha fronteggiato una marea di critiche per aver avvertito che in Francia era in corso una “colonizzazione al contrario”, dovuta ai decenni di immigrazione di massa, causata dal disprezzo di sé della nazione». Nel 2002, aggiunge Watson, lo scrittore era stato addirittura portato in giudizio per odio razziale – e in seguito assolto – per avere dichiarato in un’intervista che l’Islam è «la religione più stupida». Inoltre, a periodi alterni, ha dovuto ricorrere a una scorta armata «dopo avere ricevuto minacce contro la sua vita da parte di terroristi islamici». Una storia che ricorda le gravissime intimidazioni cui fu sottoposto a partire dal 1988 Salman Rushdie, autore indiano naturalizzato britannico, “colpevole” di aver scritto il romanzo “I versi satanici”, che gli attirò la “fatwa” dell’ayatollah Khomeini. Il traduttore in italiano dell’opera, Ettore Capriolo (non protetto da nessuna scorta), nel ‘91 fu pugnalato – in modo non mortale – nella sua abitazione milanese.
All’epoca però

27 dicembre 2018

Schiavi si schiavi no.

C'è una ribellione a macchia di leopardo, smarrita e senza la forza o l'intenzione di uscire fuori dalle proprie nazioni; nonostante le motivazioni non siano diverse una dall'altra.
Una delle mancanze da attribuire a noi adulti: non aver saputo o non voluto trasmettere che, per mantenere o avere qualche diritto bisogna sporcarsi le mani. Sarebbe ora spiegarli tattiche e non accettare compromessi con categorie che non farebbero altro che portare alla disfatta. "se i poliziotti vogliono manifestare che lo facciano da soli e non pretendere come tanti riformisti di mettergli a pari livello della classe operaia". Aumentato lo stipendio tornerebbero a suonarle proprio a chi con innocenza potrebbe aver dimostrato con loro. la questione è un altra; la classe operaia e il sotto proletariato, deve organizzarsi e fare delle scelte programmatiche, che siano a loro vantaggio, di chiaro segno anticapitalista, con tutto ciò che ne consegue, senza destroidi, a cui andrebbe punita la condotta. Riportare il sistema politico-economico-monetario, sovrano, al posto suo e sotto controllo rivoluzionario, o si ribalta la situazione reale o saremo destinati alla Grecità.  Una gioventù sola e confusa che mostra  denti ma è uno squalo sdentato fino a che noi adulti non decideremmo di stare al loro fianco consapevoli che il mondo è cambiato tanto, repentinamente per ambi le parti. Aiutarli a uscire dal nichilismo attivo e passivo che gli avvolge e da un padrone senza visibilità (il mercato), di cui si dice che impossibile prendersela con chi non ha una entità. Niente è di più così sbagliato a questo mondo, andando contro quel po' che è rimasto (il mercato) crollerebbe, ciò che li dà ossigeno, proprio una caduta è l'ultimo genere di cose che si aspetta. Il blocco della produzione in un mondo ridotto allo schiavismo è impensabile, migliaia le persone che aspettano di essere chiamate, per raggiungere sempre più profitti con il minore dei mezzi possibili. Eppure il soggetto in questione cambierebbe le carte in tavola se attuato a singhiozzo. Certo ormai le regole sindacali hanno spazzato tutto ciò che permetteva questo. Eppure i nostri nonni (io ne ho 60) ebbero la forza di ribellarsi e fare un blocco totale (Gramsci Torino 19). Le loro condizioni non erano le nostre. Furono sconfitti da quella stessa classe che oggi vomita riformismo e neoliberalismo globale, la classe a cui dobbiamo portare via le chiavi d'accesso alla nostra economia-politica-monetaria. Da sempre salvato logge massoniche, gruppi elitari che fanno guerre per sfruttare intere nazioni, con una  politica essa stessa che armonizza i voleri del 10%, sul restante 90% della popolazione mondiale. L'effetto delle cause ancora da definire è solo apparenza, le cose andranno peggiorando, perché così vuole la tecnica che ci trascina a destra e a manca, purché compriamo e ci lasciamo scimmiottare da essa. Se vogliamo tutto ciò, è semplice, facciamoci abbattere dal nichilismo fino a quando un alta percentuale di suicidi non sveglierà le coscienze assopite. (si spera)! L'altro modo e il blocco degli acquisti e della produzione. La solita litania sarà che a quel punto saremo le vittime di noi stessi...? Al contrario vittime del 10%. Nessuno mai, quando ha iniziato un grande battaglia, sapeva a cosa andava incontro. In un modo o in un altro sarete testimoni che le mani dovranno sporcarsi sempre; se si vuole una vita dignitosa, o da schiavo, tanto vale...

23 dicembre 2018

Natale sull’abisso: useranno la recessione per annientarci. (Libre, Della Luna).


Inverno 2018: è incominciata una flessione globale dell’economia in un quadro pericolosissimo, e non solo per i 2,2 milioni di miliardi di titoli potenzialmente tossici in giro per il mondo, 33 volte il prodotto mondiale (“Il Sole 24 Ore” del 6 dicembre), ma soprattutto per l’attuale struttura sociopolitica del genere umano nel suo complesso. Da un lato, la popolazione generale avrebbe l’interesse a rilanciare l’economia e uscire dalla recessione, ma non sa come, e nel mondo globalizzato e finanziarizzato il suo peso sociale è divenuto pressoché nullo, come pure la sua forza di contrattazione col potere; essa non ha più alcuna capacità politica di farsi valere, e del resto le istituzioni politiche sono sottomesse ai potentati finanziari apatridi. I leader ‘populisti’ vengono sistematicamente stoppati o piegati. Per giunta, il popolo non ha le basi per capire le dinamiche economico-monetarie e fondamentalmente beve lo story-telling ufficiale; anche le contestazioni dei movimenti sé-credenti antisistema restano all’interno del sistema, che non capiscono, prendendosela soltanto con aspetti marginali di esso.
Dall’altro lato, abbiamo una global class che detiene il potere politico reale e possiede gli strumenti per rilanciare facilmente la crescita economica ma non ha alcun interesse a farlo, anzi essa ha l’interesse opposto, essendosi oramai accaparrata le ricchezze e le fonti di reddito primarie del pianeta e avendo oramai indebitato verso di sé in modo indissolubile gli Stati stessi – gli emissari di questi interessi sono i vari Macron, Juncker, Merkel, Moscovici, Draghi. Oggi la global class si concentra piuttosto sul rafforzamento del suo controllo della società e sui relativi strumenti tecnologici, mediatici e legislativi. Per queste ragioni, l’incipiente recessione ha un potenziale distruttivo abissale, senza precedenti per la società e, prima che essa sia finita, potremmo ritrovarci a vivere in condizioni molto diverse dalle attuali, e non solo economicamente: questa recessione potrebbe essere portata avanti e usata, in congiunzione con la montante crisi del cambiamento climatico, per risolvere il problema ecologico e demografico.
Questa volta la recessione è cominciata in modo graduale, ma diverrebbe un crollo ingovernabile e dagli effetti imprevedibili qualora esplodesse, per cominciare, la bomba dei circa 6.700 (si stima) miliardi di “junk bonds” e crediti irrecuperabili nei bilanci delle banche dell’Eurozona, soprattutto di quelle francesi e tedesche, e principalmente nella Deutsche Bank. Fino ad ora le crisi sono state governate e ammortizzate, e le rotture di sistema sono sempre state evitate, mediante gigantesche creazioni e iniezioni di denaro (palesi o sottobanco) da parte delle banche centrali. Potenza della sovranità monetaria, elasticità del capitalismo finanziario. Ma non si può dar per certo che lo facciano anche questa volta. Buon Natale.
(Marco Della Luna, “Natale sull’abisso”, dal blog di Della Luna dell’8 dicembre 2018).