4 giugno 2018

Prima pagina Nuovo governo, nuova truffa




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M5S e Lega hanno ricomposto il proprio accordo di governo con qualche rammendo. Di Maio doveva approdare al governo per salvarsi dalle manovre interne, dopo mille giravolte da saltimbanco. Mattarella ha voluto risparmiarsi l'umiliazione di un "governo del Presidente" (Cottarelli) senza voti in Parlamento. Salvini ha voluto evitare che gli venisse attribuito il governo Cottarelli con elezioni a luglio, e prevedibili urne deserte in particolare al Nord. La ricomposizione del governo è la risultante di queste diverse esigenze e del loro equilibrio. L'unico elemento di novità è l'astensione annunciata di Fratelli d'Italia, che dunque si avvicina al perimetro di maggioranza spostandolo ulteriormente a destra.

La composizione ministeriale segue la stessa logica. Il presidente Conte, metafora del nulla, nasce commissariato da Salvini e Di Maio, vicepresidenti del Consiglio e suoi diretti tutori politici. La suddivisione ministeriale tra M5S e Lega (Salvini agli Interni, Di Maio al Lavoro) incardina l'equilibrio politico dell'esecutivo in funzione dei rispettivi elettorati. Gli Esteri sono direttamente prenotati dal Quirinale con Moavero già ministro di Monti e di Letta. Il ministero dell'Economia va a Giovanni Tria, già collaboratore della Banca Mondiale e dell'ultimo governo Berlusconi (in quota Brunetta). Agli Affari europei va Paolo Savona, già uomo di Cossiga vicino ai servizi, già ministro di Ciampi, già direttore di Confindustria, le cui recenti posture stravaganti sono poste sotto vigilanza, a garanzia del grande capitale. Infine, la Difesa viene assegnata a Elisabetta Trenta, già esperta di reclutamento di contractor a favore di aziende tricolori in Medio Oriente, e vicina alla lobby dell'industria militare nazionale.

Sarebbe questo il governo del... cambiamento? Cambiamento per chi? Il contratto
di governo parla chiaro. I capitalisti sarebbero beneficiati dal più grande regalo fiscale del dopoguerra (flat tax), a spese dei salariati. I lavoratori si terrebbero il Jobs Act , le leggi di precarizzazione del lavoro, il ritorno dei famigerati voucher. Ai disoccupati si promette un sussidio di disoccupazione condizionato all'accettazione di lavoro precario, nella logica dell'estensione di una vasta sacca di lavoro sottopagato a tutto vantaggio dei profitti. Sulle pensioni si mantiene il meccanismo di aumento delle aspettative di vita per il calcolo dell'età pensionabile, mentre i 41 anni di contributi per la pensione di anzianità saranno inaccessibili per la giovane generazione, colpita da un precariato che il governo tutela. Per di più, le stesse elemosine che verranno elargite saranno messe sul conto dei salariati, visto che si procede alla massiccia detassazione del capitale oltre che al pagamento del debito pubblico alle banche, rincarato dall'aumento degli interessi.

Gli annunciati fuochi di artificio del nuovo ministro degli Interni contro gli immigrati e i loro diritti, la generalizzazione del porto d'armi e del cosiddetto “diritto di difesa”, gli squilli di fanfara contro i vitalizi, saranno il mascheramento della truffa, la camera di compensazione delle delusioni sociali, la valvola di sfogo dei sentimenti peggiori quale ammortizzatore del “cambiamento” mancato. Un ministro omofobo (Fontana) a tutela della “famiglia” completa il profilo reazionario del governo.

È una deriva cui ha spianato la strada la disfatta della sinistra politica e sindacale, le sue compromissioni nelle politiche di austerità, il suo tradimento delle ragioni del lavoro, il suo crollo di credibilità nei lunghi anni della grande crisi del capitale.

Vedremo ora se questo nuovo governo terrà, una volta che la prossima legge di stabilità dovrà trasformare le promesse in numeri, mettendo alla prova i fragili equilibri della nuova alleanza e dei suo blocchi sociali di riferimento. Ma se terrà, se davvero si consoliderà un blocco nazionale populista con vasta base di massa - come è possibile - ciò avrà un impatto profondo sull'intero sistema politico e sul terreno della lotta di classe. Una nuova frontiera dello scontro in condizioni più arretrate e difficili.

Scardinare il nuovo equilibrio, entrare nelle sue contraddizioni, scomporre i blocchi sociali su cui si regge, svelare la truffa che lo sottende, è da subito il compito centrale di un'opposizione di classe e di massa. L'unica che può porre al centro dello scontro le rivendicazioni degli sfruttati. L'unica che può ridare un respiro e riconoscibilità di massa alla stessa azione di opposizione democratica.

Chi minimizza la natura reazionaria del nuovo governo, magari nel nome della centralità della contraddizione con la UE, finisce al di là di ogni intenzione col subordinarsi alle posture della destra. Chi invece teorizza il “fronte repubblicano” contro la reazione, riscoprendo l'ennesimo centrosinistra col PD, finisce col subordinarsi al blocco dell'establishment a tutto vantaggio della tenuta populista.
Solo una iniziativa del movimento operaio, solo la costruzione di un fronte unico di lotta delle organizzazioni di classe e di massa, può rompere la morsa del nuovo falso bipolarismo (establishment contro populisti e viceversa) e aprire la via di un'alternativa di classe indipendente.

Il PCL si batterà in ogni lotta per questa prospettiva.
Partito Comunista dei Lavoratori