17 gennaio 2018

Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio: il fronte unico contro i salariati


renzi_berlusconi_salvini_dimaio

La campagna elettorale è formalmente agli inizi, ma ha già rivelato la sua cifra: un fronte unico di tutti i partiti dominanti contro i lavoratori salariati.
Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio, apparentemente gli uni contro gli altri armati, sono in realtà accomunati da due indirizzi di fondo: una ulteriore riduzione delle tasse per i capitalisti e il rispetto dell'Unione Europea e dei suoi vincoli. La risultante del combinato disposto è una sola: un'ulteriore aggressione al lavoro salariato, privato e pubblico.
Basta semplicemente far di conto, sfrondando la confezione delle parole e andando a guardare qual è la merce.

In fatto di tasse, Renzi rilancia sulle decontribuzioni ai padroni, Berlusconi e Salvini gareggiano su una flat tax la più bassa possibile, Di Maio offre di fatto maggiore libertà di evasione (“basta controlli fiscali”) e abolizione dell'Irap. Ma parliamo in ogni caso di una nuova massiccia detassazione del capitale, in linea con la tendenza degli ultimi trent'anni, e col nuovo corso della politica fiscale sul piano mondiale (riforma fiscale di Trump, May, Macron...).
Anche in fatto di UE, tutti giocano alla “rinegoziazione delle regole” con posture diverse: Renzi offre un allungamento dei tempi del Fiscal Compact, Berlusconi e Salvini si contendono la tutela del made in Italy dalla concorrenza straniera, Di Maio chiede la revisione del tetto di deficit del 3%. Ma tutti sono paladini dell'Unione Europea capitalista, inclusi i sovranisti (ugualmente truffaldini) di ieri. E quindi tutti accettano il pilastro strutturale su cui la UE si fonda: la riduzione progressiva del debito pubblico, attraverso il suo pagamento, a garanzia delle banche creditrici (nazionali ed estere).

Bene. Qual è la risultante annunciata di un'ulteriore e massiccia riduzione delle tasse per i capitalisti, combinata con la prosecuzione del pagamento del debito pubblico (per di più a fronte del prevedibile innalzamento dei tassi di interesse sui titoli a seguito della cessazione della pioggia d'oro della BCE)? È molto semplice: una nuova massiccia aggressione alla voci della spesa sociale, in fatto di pensioni, sanità, istruzione, protezioni sociali. Non c'è altra risposta possibile. Perché anche la logica ha i suoi diritti. Se i capitalisti pagano ancor meno tasse (si calcola dai 40 ai 150 miliardi in meno, a seconda delle proposte in campo) e i banchieri continuano a incassare i 70/80 miliardi annui di soli interessi sul debito (in probabile rialzo), non ci può essere altra fonte di finanziamento che il continuo smantellamento delle tutele sociali. Altro che abolizione della Fornero, come blatera quell'ipocrita di Salvini. Altro che le pensioni di 1000 euro a tutte le casalinghe, come promette Berlusconi (in una logica iperfamilista). Altro che il reddito di cittadinanza a cinque stelle (in cambio della disponibilità al lavoro precario)! Il programma reale dei partiti dominanti è l'opposto di ciò che si annuncia nella televendita elettorale. E persino se una piccola parte di quelle misure venisse simbolicamente abbozzata sarebbe comunque a spese dei lavoratori salariati, il vero bancomat dell'intero sistema capitalista. Quelli che reggono sulla propria schiena l'80% del prelievo fiscale. Quelli che vivono ogni giorno la miseria di uno sfruttamento sempre più intollerabile, a garanzia dei profitti di borsa di grandi azionisti e parassiti, mai tanto prosperi e sempre meno tassati.

Questa truffa a reti unificate va contrastata. Ma lo può fare con le carte in regola solo una sinistra rivoluzionaria. Non una sinistra già compromessa nelle politiche dominanti, che omaggia Tsipras, che si limita all'antiliberismo. Ma una sinistra che si batte per il rovesciamento del capitalismo, per un governo dei lavoratori, per un'alternativa socialista. L'unica reale alternativa.