3 novembre 2017

L’Islam politico, braccio armato dell’establishment USA

Il terrorismo ‘’islamista’’, secondo i grandi media, avrebbe colpito, in modo del tutto autonomo ( ma davvero? ) New York, e la stessa stampa di ‘’sinistra’’, senza farsi molte domande, ripete il copione. Che cosa scrive, in prima pagina, Il Manifesto? Leggiamo: ‘’Un furgone preso a noleggio che piomba su una pista ciclabile, una sparatoria dai contorni poco chiari, i primi report che parlano di  corpi senza vita distesi sull’asfalto, una quindicina di feriti e un uomo – presumibilmente l’autore della strage – che sarebbe infine stato arrestato dalla polizia di New York’’. Tutto qui? Non si riscontrano molte differenze con i media “ufficiali”; se questo è il livello a cui è giunta la ‘’sinistra’’ politicamente corretta è bene – voglio essere sincero – dargli una mano a sparire.
Andiamo ai fatti. Trump, dopo aver declassificato 2.800 file sul delitto Kennedy, ritiene che questa strage sia stata consumata da un pazzo isolato (non poteva certo dire da un soggetto adescato dalla CIA…) mentre la pista ‘’islamista’’ viene percorsa dai neocon, dalla destra fascista e dalla sinistra ‘’per bene’’ che non ha pudore di utilizzare lo stesso linguaggio dell’establishment USA. Forse è il caso di analizzare questi eventi tenendo presente che è in corso uno scontro fra gruppi di potere. Trump (1) ha colpito lo Stato profondo facendo luce sull’assassinio di Kennedy e, nello stesso tempo, (2) ha ricordato alla sinistra antimperialista che resta un avversario di classe rifiutandosi di far uscire i 300 file che comprovano il coinvolgimento della mafia pro-Israele nella strage di Dallas. In un colpo solo si conferma capitalista anti-oligarchi e sionista. Una contraddizione in termini che potrebbe decretare il suo fallimento politico.
Una prima lettura è
questa: l’attentato di New York è una risposta dell’establishment a Trump, l’unico presidente – presentato, stupidamente, come neofascista – che ha riaperto il caso Kennedy, l’unico presidente, a sua volta, più radicale che liberale della storia statunitense dal dopoguerra ad oggi. Israele c’entra davvero con l’assassinio di JFK? Una cosa è certa: morto il presidente radicaldemocratico, il regime sionista ebbe vita facile nel trasformarsi in una potenza nucleare. Lo stesso boss mafioso Meyer Lansky, pupazzo del Mossad e padrino di Jack Ruby, avrà festeggiato. Solo uno sciocco può credere che si tratti di tante coincidenze, tutte ‘sapientemente’’ ( ma da chi? ) legate fra loro. Trump è sionista? Certo, ed utilizza come ‘’diplomatici’’ la sua stupidissima figlia, Ivanka, e Jared Kushner. La lobby sionista ed Ivanka Trump saranno il cavallo di Troia che, prossimamente, potrebbero trasformarlo in un cappone d’Israele. Avrà capeggiato la ‘’rivolta degli elettori’’, come scrive Andrew Spannaus, ma non so quanto durerà il suo momento sotto i riflettori.
Nel dopoguerra ( e certamente ancora oggi ) abbiamo assistito ad un processo di fascistizzazione della delinquenza, collusa con il neofascismo – figlio bastardo del sistema capitalista – diventato un tramite dei servizi d’intelligence nell’arruolare criminali della peggior specie e dargli una maschera politica. Quindi il neofascismo è il volto politico e ‘’movimentista’’ della camorra, così è stato pensato e così sarà fino a quando non verrà distrutto. Oggi, in modo analogo, abbiamo una islamizzazione del disagio sociale, della marginalizzazione e della piccola delinquenza sottoproletaria. Gli attentatori islamisti sono conosciuti dai vari servizi d’intelligence ma, invece d’essere fermati, vengono indottrinati, armati ed usati come ‘’uomini di paglia’’. Hanno ragione Julian Assange e Paul Craig Roberts: la CIA ha armato il wahabismo invece di combatterlo, quindi se Trump entrerà in rotta di collisione con la Russia, tradendo le promesse elettorali, la colpa è tutta del clan Clinton. Trump è un ‘’nazionalcapitalista’’ e, fedele alla sua provenienza di classe, di fronte all’attentato di New York ha reagito con slogan sconnessi minacciando la sospensione delle ‘’garanzie costituzionali’’. Nulla di nuovo ( e lui lo sa ), la Costituzione americana – che ha permesso la schiavitù, la pena di morte e lo sterminio dei pellirossa – è già stata tolta di mezzo, per il ‘’popolo americano’’, dai neocon e dal genocida Bush. Non deve disturbarsi affatto. Il giornalista John Kleeves ci aveva visto lungo: gli USA sono un paese pericoloso, un laboratorio per le operazioni false flag dove gli unici a morire sono civili innocenti.
Sbaglia Alberto Negri nel credere che l’islamismo nasca da un senso di frustrazione dell’integralismo sunnita nei confronti dell’occidente. Per Negri l’Islam politico ha risentito di queste tre sconfitte: (1) la guerra arabo-israeliana del 1967; (2) la caduta di Saddam nel 2003; (3) la vittoria della Siria di Assad contro la sovversione wahabita sponsorizzata da petromonarchie e Fratellanza Musulmana. La Siria baathista ha sempre appoggiato la Resistenza palestinese così come l’Iran sciita che, guarda caso, non è un paese arabo ma persiano, la religione non ha un ruolo determinante (per lo meno non come in altri paesi) ed Israele, col solito cinismo, fa da sponda al ramo siriano di Al Qaeda. Il giornalista di Il Sole 24 Ore divide gli arabi in clericali e modernisti mentre la linea di demarcazione è fra chi collabora con l’imperialismo USA e chi vi si oppone.
Il colonialismo britannico ha fatto a pezzi il mondo arabo manipolando l’oscurantismo religioso, trasformandolo in un ‘’piede di porco’’ per allontanare le masse dal nazionalismo pan-arabista. Poi, anche all’interno dell’Islam politico, è arrivato un imprevisto: l’imam Khomeini e la sua ‘’rivoluzione degli oppressi’’, sancendo l’alleanza fra il nazionalismo progressista e l’Islam sciita. La Palestina, da Nasser a Khamenei, è il metro della libertà e della giustizia sociale. I ‘’neojihadisti’’ non sanno nulla di categorie politiche e sociopolitiche come colonialismo ( termine presente negli scritti di Al Banna ) ed imperialismo, non hanno mai partecipato alle manifestazioni in sostegno dell’Intifada, vivono nel ventre del mostro statunitense ma sono ignari di come funzioni la macchina burocratica che spreme fino all’ultima goccia di sangue i lavoratori. Non si sono mai scontrati coi neonazisti del Ku Klux Klan, prima di passare alla storia come devoti del Califfato erano soltanto sbandati, ladruncoli e piccoli spacciatori.
Certo, c’è un’altra guerra politica in corso: dove andranno questi ‘’islamisti’’ una volta scaricati? Con chi se la prenderanno quando i loro capi, coloro che tengono i contatti con i servizi d’intelligence occidentali, verranno decapitati dagli eserciti russo e siriano? Domanda: la CIA li riciclerà? Verranno utilizzati in altri modi o CIA ed FBI se li vedranno sfuggire, del tutto, di mano?
Gli USA hanno immense responsabilità politiche, l’establishment con cui Trump – in nome di un nazionalismo capitalista – si sta scontrando, è corrotto e criminale e, forse, tra guerre ed embarghi, ha sparso più sangue di quanto non abbia fatto lo stesso nazismo. L’islamismo è un prodotto del colonialismo, un oscurantismo anacronistico che buona parte del mondo musulmano – soprattutto quello sciita ed i sunniti che hanno vissuto l’esperienza del nazionalismo progressista – rigetta.