30 ottobre 2017

RACCONTO TRATTO DAL MIO LIBRO "VAGHEZZA NEL SOFFIO VITALE" PER I COMPAGNI E GLI AMICI.



Picchia! Picchiate! Picchiate più forte! Attenzione a
certi punti; li conoscete bene... non lasciate segni! Ma
sì... in fondo si può considerare l'idea che sia caduto
durante il fermo... oppure... sulle scale del
commissariato... noo??!! Dalla foga si sentono le vostre
frustrazioni... la vita non è stata compiacente con voi?
La violenza! Questo è tutto? Colpisci ai fianchi! Ci hai
messo l'anima... ophfff... che fate siete già stanchi,
maledetti frustrati porci!!! Soddisfatti più di fare sesso!
Cornificati e reietti! Questo il destino di chi raggiunge
l'orgasmo alla violenza!!! Tirate fuori i coglioni qua
dentro! Perché fuori siete solo vermi incapaci di avere
una vita normale, come ogni essere umano. Vi eccita la
solo vista del fascio littorio o della croce uncinata!!!
Ecco come vi viene l'erezione mentale, criminali
autorizzati... oooophffff!!! Simboli e ideali ammazzati
dalla storia. Chi, se non dei paranoici, possono godere
così tanto nel pestare un indifeso? Voi ultimi degli
ultimi; vite negate impregnate di nulla! Avanti mezzi
uomini che fate, vi fermate?
Il più piccolo movimento mi dava dolore ovunque.
Sbattuto nel cellulare con altri sfortunati come me, si
avviò a sirene spiegate al commissariato. Sapevamo ciò
che ci aspettava; in generale eravamo tutti ridotti male,
le uniche parole che riuscivamo a pronunciare: “Porci
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schifosi, maiali, merde,” nemmeno sapere come si
stava. Arrivati, per ognuno una stanza vuota con una
sedia e un tavolo. Manco avessero arrestato fuorilegge
di alto rango.
“Che fate, vi fermate? Fate una pausa di riflessione?”
“Stai zitto, comunista di merda!” e mi arrivò un pugno
sulla bocca dello stomaco, un ronzio e niente più.
Con la testa a penzoloni e ammanettato mi svegliai e
ringraziai il cielo di essere svenuto, il che mi aveva
risparmiato un po' di botte. “Ma... io ti conosco... abiti
a fianco al mio condominio... sì... hai due figli, un
maschietto e una femminuccia.” La faccia del
poliziotto si fece cerea e cercò di nascondere
l'imbarazzo. “Ma guarda un po' i casi della vita, però!”
Questo riconoscimento fu salvifico ma non gratuito;
perché i porci in questi casi temono le ripercussioni su
di essi e sui familiari; quindi fanno attenzione e di
colpo diventano mansueti, chiesero i documenti,
qualche domanda di routine e poi indicarono la porta
d'ingresso. Una volta fuori mi resi conto che non a
tutti era andata bene; parte di noi ripartirono su un
cellulare a sirene spiegate verso il carcere. “Maledetti,
erano sicuramente recidivi.” Gli schiavi senza catene
del potere costituito potevano ritenersi soddisfatti;
l'importante era che qualcuno venisse arrestato per
mettere a tacere i comandanti in alto loco. Non potevo
tornare a casa in queste condizioni, passai da Mario
che viveva da solo, per darmi una pulita.
“Ciao Compagno”
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“Ciao Mario, posso entrare per darmi una sistemata?”
“Ci mancherebbe, ovvio.”
Sergio: “Mi hanno beccato come un cretino; la smania
di colpirne almeno uno; invece hanno colpito me.”
Mario: “Non ti ho visto, io stavo di guardia ai lati per
evitare che i soliti stronzi infiltrati si divertissero a
spaccare vetrine e quant'altro; certo che ti hanno
ridotto proprio male... lascia che ti aiuti, prendo del
disinfettante.”
“Grazie Mario.”
Mario: “Altro che popolo sovrano, questi hanno
ordine di farci a pezzi anche nelle manifestazioni
pacifiche.
Che bella Costituzione! Carta straccia redatta da un
democristiano, un liberale e un comunista... se così lo
vogliamo definire; uno che libera i fasci e mette dentro
i partigiani. Tutti e tre in ginocchio al cospetto degli
USA. E baffone (Stalin) che fa? Distribuisce rubli ai
suoi fedeli pur sapendo che non governeranno; ah ma
un ministero i laici e democristiani hanno dovuto
cederlo a baffone, anticipando così di almeno
quarant'anni il compromesso storico. Ho un incazzo
che non immagini; noi a prendere botte, a manifestare
e la massa? Inesistente, le dure lotte operaie dei tempi
che furono non hanno insegnato niente, è mai
possibile?!”
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Sergio: “Mario, la paura di esporsi è tanta; ma lasciali
arrivare alle pensioni ed ai risparmi, l'aria cambierà. Poi
non dimenticare la Massoneria che provvede a tutto.
Parlavi di Costituzione... e la Corte Costituzionale
dove la metti? Lì c’è il vero occhio della Massoneria!
Fanno carta straccia della Costituzione, si sono divisi
la torta e ai livelli alti non si pestano i piedi fra loro. La
loro è una gestione unica che viene dall'alto, dalla
destra e dalla sinistra delle grandi logge mondiali.”
Mario: “Beh a questo punto mi sorge un dubbio caro
Sergio: contro e perché cosa lottiamo se tutto è
prestabilito in un ordine di questo tipo?”
Sergio: “Mario, non è nata oggi la massoneria, è nata
prima del 1700 per contrastare il potere spirituale e
quello temporale; Giordano Bruno fu il primo a
pagarne le conseguenze (per salvare gli affiliati alla
Rosacroce), aristocrazia e Chiesa la facevano da
padroni da secoli. Poi si rinnovò, nacque dai borghesi
stufi di non vedere riconosciuta la loro posizione nella
società. Grandi nomi grandi personaggi con l'idea di
far evolvere la società; intenzioni e idee per quei tempi
rivoluzionarie però con un governo d'élite, tagliando
fuori il popolo da ogni carica di governo. Ora ci
troviamo con due grandi logge: una di destra neo
aristocratica, una di sinistra progressista, così in ogni
governo in ogni istituzione si creano le maggioranze
che tirano i fili e fanno ballare i nostri politici,
banchieri, industriali a loro piacimento. Detto questo,
se non lo facciamo capire alla massa e se dovessimo
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smettere di lottare non si potrebbe avere

nemmeno
quel po' di diritti che periodicamente riusciamo a
conquistare. L'internazionalismo è il punto di
riferimento anche nelle più piccole e insignificanti
lotte; è questo che Marx, Engels, Lenin, Trotzskji,
Gramsci, Che Guevara ed altri hanno cercato di
inculcare al proletariato. Quello che avevamo a portata
di mano in Unione Sovietica, è che Stalin preferì
giusto il contrario facendo dei paesi alleati dei satelliti
con cui mantenere buoni rapporti e all'occorrenza
sfruttarli, vedi i carri armati a Praga e in Ungheria...
Quindi Mario... chi si ferma è perduto; si torna al
Medioevo.
Rivoluzione Permanente, questo è il significato che
Trotzskji diede alla lotta insieme a Lenin. Certo con le
botte che ho preso oggi... non sono incoraggianti,
sono tutto un dolore, passami un po' di ghiaccio per le
ecchimosi in faccia, a mia moglie le verrà un colpo; lei
capirà ma ai bambini cosa dico?”
Mario: “Potresti dir loro di un incidente in macchina,
hai frenato di colpo per non tamponare e hai sbattuto
la faccia al parabrezza salvando la macchina.”
Sergio: “Sì, potrebbe funzionare, grazie del consiglio.
Certo... abitare di fianco a chi mi ha ridotto in queste
condizioni... non sarà facile d'ora in poi, non riesco
neppure ad immaginarlo. Mi ci vedi con la macchina
parcheggiata vicino alla sua e magari allo stesso tempo
venire fuori di casa; è successo tante volte. Non so...”
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Mario: “Adesso calmati, le hai appena prese, vedrai,
questione di giorni e riuscirai a non pensarci più. Pensa
alla famiglia adesso, non pensare a rivendicare o altre
cose strane; se gli accade qualcosa sarai il primo ad
essere indagato e non solo, i loro metodi li hai
conosciuti e provati sulla tua pelle. Torna a casa
tranquillo Compagno e sappi che la mia porta è
sempre aperta per te!”
Sergio: “Grazie Compagno non avevo dubbi.”
Mario: “Fammi sapere.”
Il sangue raffreddato mette in evidenza tutti i punti
dolenti. Nel raggiungere casa, Sergio si rende conto
che non si tratta solo di ferite superficiali ma c'è
qualcosa di rotto. Decide di raggiungere casa
nonostante i dolori lo consiglino di recarsi all'ospedale.
“Dio mio!!! Cosa hai fatto???”
Sergio: “Elena, stai calma, ti racconto tutto, ma stai
calma e non spaventare i bambini... mi hanno pestato
alla manifestazione... so come la pensi... ma io in casa
con i compagni in strada non ci sto.”
Elena: “Ti hanno massacrato... perché? Perché??
Lascio i bambini dalla vicina e andiamo all'ospedale.”
Sergio: “Fai in modo che non mi vedano.”
Ospedale: “Cosa le è accaduto... Signor?”
“Sergio Resti, sono caduto dallo scooter in una curva.”
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“Si è conciato bene; vediamo... radiografia immediata e
del ghiaccio, infermiera...! Una iniezione di
antidolorifico. Sa che ha delle costole inclinate e alcune
fratturate? Questa caduta la trovo alquanto strana.”
Sergio: “Azz... fasciato a questo modo per un mese!”
Elena non riesce a trattenere le lacrime, l'istinto
vorrebbe urlargli il suo disappunto ma Sergio non
merita altro oltre al dolore che sta provando, si
trattiene e chiede di essere messa al corrente della
situazione.
Sergio: “Indovina chi picchiava più forte? Il nostro
caro vicino, il tipo che abita al primo piano nell'altro
condominio; guarda che ha una fiat 146 blu.”
Elena: “No! Mi hanno detto che ha un rapporto
pessimo con la moglie; la picchia e lei spesso va via per
giorni a casa della madre con i bambini, si dice che lui
abbia sposato l'arma invece della moglie, passa più
tempo in servizio che in casa, lo sanno anche le
formiche nel palazzo.”
Sergio: “L'ho capito da come picchiava che è un
frustrato della madonna, quanto picchiava, brutto
bastardo!”
Per non creare problemi ai bimbi i due alleggeriscono
la drammaticità della situazione. Per conto suo Sergio,
come suo solito, li attira a sé per coccolarli.
Spontaneamente le domande dell'innocenza vengono
fuori ma con un po' di coccole e bugie tutto viene
sviato. Il fatto torna a galla al momento che la
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televisione, appena accesa, trasmette la notizia della
manifestazione. Appare la figura di Sergio; i bimbi:
“Papà ma quello sei tu?”
Sergio: “Ma no, è uno che mi somiglia.”
Il viso dei bimbi si fa scuro e triste, non l'hanno
bevuta e lo si capisce quando Sergio per l'ennesima
volta li attira a sé, si prestano ma senza entusiasmo.
Elena cerca di rompere l'attimo volgendo l'attenzione
ad una cena speciale. La televisione continua con i
commenti, Sergio sa come sono andate le cose e,
schifato da ciò che i giornalisti venduti al potere
raccontano, non può fare a meno di imprecare. Da
quel momento s'impone nella sua mente un travaglio;
la figura del poliziotto vicino di casa non lo
abbandona. Spegne, si rende conto di ciò che sta
provando, parla con Elena del più e del meno, niente...
ha come un fotogramma stampato nel cervello. Il
telefono intanto non smette di squillare. Elena: “Senti
molto dolore? Riesci a trovare una posizione per
dormire?” Sergio: “Elena non sono i dolori che posso
controllare ma bensì il volto di quel bastardo, ce l'ho
impresso in mente mentre picchiava... ora comprendo
la lotta armata, quando Prima linea gambizzava quei
porci.” Elena: “Ti prego Sergio mi fai paura quando
parli di questi fatti...” Sergio: “Tranquilla tesoro era
solo una riflessione, vieni vicino ho bisogno del tuo
contatto...”
Lungo un mese da passare fasciato in quel modo! Per
il resto gli antidolorifici funzionavano al meglio. Le
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visite dei compagni, molto frequenti per evitare di
farlo sentire abbandonato, non toccavano argomenti
sulla manifestazione o ipotesi di vendetta. Gli
aggiornamenti sul lavoro della sezione si lasciavano
cadere onde evitare ogni eccitazione inutile per Sergio,
nonostante le sue richieste. I bambini a scuola, Elena a
far la spesa, una giornata piovosa, Sergio alla finestra
osserva la pioggia che viene giù molto lentamente ma
copiosa; ciò non impedisce dall'alto del 4° piano di
avere una bella visuale, di colpo... una figura che esce
dall'altro condominio senza ombrello cercando riparo
con una cartella, una messa a fuoco, è lui!!! Sergio
riconosce il bastardo picchiatore. Arriva alla sua auto e
parte via, a Sergio sono aumentati i battiti del cuore e
si è raffreddato il sangue nelle vene. Gli si rivolta lo
stomaco e velocemente raggiunge il bagno per
vomitare. Ci vuole un po' per ritornare in sé,
preoccupato di non farsi trovare in quello stato da
Elena. Da quel momento l'atteggiamento di Sergio
subì un cambiamento d'umore, la figura del bastardo
sembrava prendersi gioco di lui senza abbandonarlo
un attimo; entrava chiaramente in una crisi depressiva.
A niente servivano le visite dei compagni, la tenerezza
di Elena e i bambini lo facevano sorridere.
Puntualmente la mattina, al solito orario e alla solita
finestra, osservava il bastardo uscire di casa, puntuale
l'uscita, non il rientro; ‘dipenderà da quanti ne deve
pestare’ pensava Sergio. Giunto il tempo di levare la
fasciatura e dopo qualche seduta con lo psicologo,
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dava l'impressione di aver ripreso il livello di umore di
prima, per la gioia di Elena, dei bimbi e dei compagni.
Nel frattempo la fama del picchiatore bastardo era
aumentata sia per quanto successo con Sergio che per
quanto riguarda la moglie. Il tutto chiaramente tenuto
nascosto a Sergio. Senza fasciatura si sentiva un leone
ma le costole richiedevano un altro mese di
convalescenza. Turbato, ma cosciente, si mise l'anima
in pace.
Elena a far la spesa e i bimbi a scuola, mancava ancora
un po' all'appuntamento. Infila il giubbotto e in un
attimo fu nell'androne del condominio a fianco. Non
ci volle molto, sentì la porta chiudersi e i passi sulle
scale. Sergio al centro nell'androne: “Ciao bastardo! Ti
ricordi di me? Mi avete lavorato bene in due ricordi?!
Adesso da solo mostrami di quanta bastardaggine sei
capace!!!”
Il poliziotto: “Non è servita la lezione... prendi
questo!!!” e fa partire un calcio laterale in faccia.
Sergio, privo di conoscenza di arti marziali ma
conoscitore delle arti che la strada obbliga ad una certa
età a imparare, schiva il colpo e si mette sulla difensiva
invece di attaccare, mentre arriva un altro calcio che gli
sfiora la faccia e un tentativo di pugni immediato che
Sergio scansa e mette a segno due diretti. Si allontana e
lo costringe ad agire nuovamente con i calci.
Sìì!!!” Afferra il piede, lo torce, ed il bastardo è a terra.
Sergio gli salta addosso addosso, gli si siede sopra e gli
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sferra una grandinata di pugni in faccia andando a
segno in modo micidiale; il bastardo è tramortito.
Nel pieno della lotta si affaccia la signora del piano
terra, riconosce il poliziotto e immediatamente
telefona alla moglie del bastardo che in un attimo è
addosso a Sergio che, vista la figura femminile e le
urla, si ferma smarrito. Questione di attimi, il bastardo
si riprende, vede la sua pistola a portata di mano,
l'afferra e tira tre colpi sul petto di Sergio. Continua a
sparare ma la moglie in qualche modo evita altri
proiettili su Sergio. Scarica il caricatore. Sergio, in una
pozza di sangue, rantola colpito a morte e dopo pochi
attimi saluta la vita. Il bastardo rimane immobile, la
moglie soccorre Sergio ma subito capisce che è stato
colpito a morte. Finito il fracasso, la signora del pian
terreno si affaccia timidamente.
“Per cortesia, signora, chiami un’ambulanza e la
polizia.”
“Certamente.”
“Sì, sono la moglie, sì ho assistito all'uso della pistola
da parte di mio marito”, al commissariato.
“Signora... Silvia... la colluttazione è continuata tra di
loro... la pistola era in mano al Resti!!! Quando lei è
giunta sul posto... solo dopo diversi colpi il Resti si è
accasciato... intesi!!!”
Silvia: “Ma non è andata così!!”
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Commissario: “Signora Silvia, ciò che è accaduto può
costare l'ergastolo a suo marito!!! Mi sono spiegato?!?
Per un comunista di merda dovrei perdere uno dei
miei migliori agenti?!”
Silvia tace, uscendo evita di guardare negli occhi il suo
interlocutore, visibilmente innervosito. Il giorno del
processo si tiene a distanza di mesi dalla disgrazia.
Elena, sostenuta da alcuni compagni e parenti, prende
posto in aula.
I soliti convenevoli e inizia il processo. L'inquirente
spiega come sono accaduti e propone la condanna:
“Ergastolo a vita, omicidio colposo con aggravante,
dopo i tre colpi al petto, continuò a sparare fino a
scaricare il caricatore, mettendo a rischio la vita della
sua stessa moglie. Nessuna legittima difesa, il signor
Sergio Resti, completamente disarmato, è stato vittima
dell'agente.”
L'avvocato della difesa si arrampica sugli specchi per
demolire la tesi del Pubblico ministero, arrivando ad
elogiare i trascorsi dell'agente al servizio dello Stato. È
il turno dell'accusa; un avvocato, compagno della
vecchia guardia, grande preparazione in questi casi, da
una vita difende compagni da leggi spesso ingiuste nei
confronti di chi contesta il potere costituito.
Conclusa la sua arringa chiede la deposizione dell'unica
testimonianza, Silvia. Lo sguardo del marito si fa
tenebroso e cerca gli occhi di lei, che sfugge di
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proposito lasciando presagire un non so che di non
prevedibile.
“Giuri di dire la verità nient'altro che la verità, dica lo
giuro.”
Silvia: “Lo giuro.”
Pubblica accusa: “Signora Ferri, preferisce raccontare
lei come sono avvenuti i fatti o preferisce le
domande?”
Silvia: “Preferisco esporre da me quanto accaduto dal
momento in cui sono arrivata sul posto.”
L'aula ha come un momento di stordimento, i
mormorii si placano e si ha la sensazione di essere
coperti da un velo che aiuti a non far trasparire nulla; è
nell'aria il presentimento di un colpo di scena come da
romanzo poliziesco. In generale tutti assumono una
migliore possibile posizione per l'ascolto.
L'attimo che intercorre dall'inizio della deposizione è a
dir poco drammatico a giudicare dall'espressione del
l'agente omicida. Chissà se in cuor suo è pentito dei
maltrattamenti inflitti a Silvia in tutti questi anni e
magari alle vittime che puntualmente provava piacere a
pestare protetto dalla legge.
“Ma no! È mia moglie, come potrebbe testimoniare
contro?”
Silvia: “Per telefono venni avvisata che mio marito si
stava venendo alle mani con un'altra persona
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nell'androne    del    piano    terreno.    Mi    recai
immediatamente giù sul posto, vidi immediatamente il
Resti che, seduto su mio marito, lo colpiva
ripetutamente con i pugni sul viso e mio marito non
dava più segni di reazione. Il Resti gridava mentre
picchiava: “Ti ricordi bastardo quanto godevi nel
pestarmi!!! Adesso è il tuo turno! Prendi bastardo!!!!”
Io mi lanciai su di lui e riuscii a fargli mollare la presa;
in quel frangente sentii i tre colpi, mi voltai e vidi mio
marito con la pistola in mano, e il Resti che lentamente
si accasciava su se stesso. Capita l'intenzione, afferrai la
mano che impugnava la pistola.”
Pubblico ministero: “Vuole dirci che, senza il suo
intervento, avrebbe continuato a colpire il Resti?”
Silvia: “Lui ha continuato a sparare, se non fosse stato
per la mia disperazione avrebbe colpito ancora il
Resti!”
“Ooooohhhh...” il pubblico nell'aula...
Silvia: “Svuotato il caricatore, si è lasciato andare
perché colpito duramente dal Resti che ormai era in
una pozza di sangue. Tentai di dargli soccorso ma
subito mi resi conto che era morto, immediatamente
feci chiamare l'ambulanza e la Polizia. Ci terrei a fare
delle precisazioni su quanto accaduto una volta in
Commissariato...”
Pubblico Ministero: “Per ora Signora basta così, se
occorre la chiameremo noi in causa!”
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Silvia: “Ma io pretendo di essere ascoltata per quanto
ho da dire, sono o non sono sotto giuramento?”
Il Giudice: “Signora, si accomodi o mi costringerà
all'uso della forza pubblica. La corte si ritira!”
L'aula, rimasta con il fiato sospeso per tutto il tempo,
tornò a un mormorio discreto quasi fosse un atto
dovuto alla vittima. Sbigottito il colpevole, i suoi
difensori non credono a ciò che hanno assistito; tutto
faceva credere che Silvia avrebbe deposto come da
consiglio del Commissario. Lui lo aveva percepito,
umiliato e affranto non cercava il viso di Silvia, a testa
china e sguardo nel vuoto aspettava la sentenza che
sapeva sarebbe stata inesorabile; in questo caso i suoi
pugni e la sua violenza non sarebbero serviti. Omicidio
con aggravanti, soppressione di persona in condizioni
di inferiorità fisica, uso improprio dell'arma in
dotazione, chiederanno l'ergastolo a vita senza
possibilità di appello!
Questo è proprio quanto l'accusa formula dopo
siffatta attenta analisi. La giustizia resa a Sergio Resti
viene accolta senza enfasi dalla sua famiglia distrutta
dal dolore, nessuna condanna potrà mai risarcire una
vita perduta per la troppa violenza.
Il marito: “Puttana...!!!”
Silvia, indifferente ma ancora indignata per il chiaro
raggiro effettuato per farla mentire, si appresta ad
abbandonare l'aula onde evitare di vedere il marito in
manette.
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Arrivata la notizia all'esterno, una miriade di compagni
controllati a vista da Polizia e Digos intona
immediatamente un canto di rivalsa e liberatorio...:
“Giustizia non è fatta/il Compagno Sergio/non batte
in ritirata/la Rivoluzione/gli batte dentro il cuore/il
suo ricordo/con noi non muore. /Al potere
costituito/noi ci ribelliamo/con Sergio e bandiera
rossa/noi vinciamo! /Sergio è tra noi/non ci lascerà/e
la giustizia proletaria/trionferà!!!”
Elena, sommessamente, tra le braccia di compagni e
parenti, alza il pugno in alto al cielo (si ode un boato e
subito uno scroscio di applausi) e si avvia a capo chino
verso la vettura che la riporterà a casa dove, oltre ai
figli, ad aspettarla c’è un immenso vuoto da colmare.