20 settembre 2017

12 settembre 2017, la protesta contro Macron invade le città francesi «S'unir pour ne plus subir»



12SettembreFrancia

Prima giornata di sciopero nazionale al rientro in Francia contro la ulteriore distruzione del Codice del lavoro, voluta dal governo Macron con la Loi Travail XXL.
All'appello della CGT hanno risposto diversi sindacati, ovvero Solidaires, la FSU, SNES-FSU (insegnanti educazione settore pubblico), UNEF, alcune unioni dipartimentali di Force Ouvrière (la cui direzione ha scelto di non aderire), il Front Social, oltre a molteplici organizzazioni politiche, tra cui l'NPA.
Quattrocentomila e più fra lavoratori, liceali, universitari, donne, giovani dei quartieri popolari, precari e disoccupati sono scesi in piazza per denunciare apertamente l'offensiva reazionaria in atto: un pacchetto di otto ordinanze che si aggiungono agli attacchi massivi cominciati nel 2016 sotto Hollande con la Loi El Khomri (Loi Travail), prima riforma del lavoro sulla scia del Jobs act e, prima ancora, della riforma Rajoy in Spagna nel 2012.

Contro la cancellazione dei diritti sociali fondamentali acquisiti nel corso degli ultimi cinquant'anni, tantissime città sono state occupate dalla classe operaia francese, con numeri simili a quelli del 9 marzo del 2016, quando nella la prima giornata di mobilitazione nazionale contro la Loi El Khomri quattrocentocinquantamila persone davano l'inizio ad un movimento durato mesi, prova del rilancio della forza della lotta di classe.
Un movimento che ha avuto il merito di raggruppare e fare convergere vari spezzoni di classe con un unico obiettivo: rigettare l'offensiva padronale governativa.

Di queste otto ordinanze Macron, guidato dalla centrale padronale MEDEF, ha fatto il punto cardine della sua campagna elettorale presidenziale, e che ora, dopo il risultato delle legislative con il quale ha guadagnato la maggioranza quasi
assoluta in parlamento, intende imporre, visto lo scarso consenso con il quale ha ottenuto questi risultati (circa il 70% dei lavoratori non lo ha votato).
Sullo sfondo: l'indebolimento dei sindacati (sempre più potere alla contrattazione aziendale; referendum padronale e dei sindacati gialli); l'austerity nell'educazione (taglio di 331 milioni dal budget dell'insegnamento superiore, introduzione della selezione all'università per un'istruzione elitaria e modellata sugli interessi degli imprese, soppressione di intere filiere, taglio dei sussidi per gli alloggi - ottantasettemila gli studenti che non trovano posto in facoltà, i "sans-fac"); la riforma della maturità (non più un titolo d'accesso diretto all'università, per l'aumento delle disparità educative e di budget tra scuole borghesi e scuole dei quartieri popolari); la riforma e il taglio dei sussidi sociali e delle pensioni (ne faranno le spese, ad esempio, i ferrovieri); lo svilimento dei contratti a tempo indeterminato con conseguente deregolamentazione dei contratti a termine (CDI per la durata di un progetto) e corrispondente soppressione dei contratti di inserzione sociale nel mercato del lavoro e nell'associativo (i "contrats aidés", contro i giovani e le fasce deboli in cerca di lavoro); la soppressione delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro; le ulteriori facilitazioni per i licenziamenti nelle imprese (forte riduzione e definizione delle indennità in caso di licenziamento illegittimo e senza giusta causa).
Per non citare il taglio di posti nel settore pubblico (120.000 posti entro fine quinquennato, 1.600 entro il 2018) e il blocco dei salari per tantissime categorie, fino all'introduzione dello stato d'emergenza nel diritto comune.

Lavoratori ricattabili, ipersfruttati e precari, giovani dei quartieri popolari e studenti privati di risorse, settori di classe più che mai a rischio. Per questo è urgente unirsi per contrattaccare, per rilanciare lo sciopero in vista ed oltre il giorno di approvazione del pacchetto di ordinanze, il 22 settembre. Per questo motivo il 21 settembre è stato convocato un altro sciopero nazionale. Tale urgenza è più che sentita nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università; non a caso la CGT Nord avvierà uno sciopero a oltranza a partire dal 21 settembre, a partire dai portuali di Le Havre, seguiti dalla logistica e trasporti, categorie in cui le federazioni di CGT e FO bloccheranno tutto dal 25 settembre.

Ci sono quindi forze che, dalla fine del movimento del 2016, hanno preso atto della situazione e della necessità di fare convergere le lotte. Settori che hanno organizzato una risposta unitaria contro una delle più feroci controriforme liberali degli ultimi tempi, come il "Front Social", che ha dato vita ad un polo operaio che riunisce militanti sindacali, politici, giovani lavoratori precari; come il CLAP - Collettivo Riders Autorganizzati Parigini; lavoratori in Deliveroo; insegnanti e studenti dei licei delle periferie organizzati in "Touche Pas Ma ZEP"; universitari e operai, ecologisti e collettivi femministi come il Collectif Femministe Révolutionnaire.
Lo scopo del coordinamento, dislocato in comitati locali, è quello di dare voce e unire i conflitti e le mobilitazioni che ogni giorno animano il paese, per respingere non solo questa riforma del lavoro filopadronale, ma tutto il suo mondo: dallo stato di emergenza, alla violenza della polizia, tutto ciò che vuole ridurre la classe operaia al silenzio, nel quadro del disegno di liberalizzazione estrema del mercato del lavoro, contro le conquiste e i diritti sociali in Francia, come nel resto d'Europa.

Il ruolo dei marxisti rivoluzionari in questo polo combattivo è stato ed è fondamentale nella costruzione e nel rilancio di una lotta a 360 gradi, non solo per il ritiro di queste manovre antisociali, ma anche nella prospettiva di un vero sciopero generale e dell'autorganizzazione generale dei lavoratori e degli studenti. Per rovesciare un sistema che getta nella miseria la nostra classe, ribadendo il ruolo del partito rivoluzionario in questo processo.

Marta Positò